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LA FASE 2 ENTRA NEL VIVO, PREGLIASCO:” ERA NECESSARIO PARTIRE. USCIRE CON SERENITA’ MA NON DIMENTICARE IL RISCHIO”

 

Da oggi, lunedì 18 maggio, la fase 2 entra nel vivo con la riapertura di molte attività da bar e ristoranti a parrucchieri e centri estetici. Solo in Campania il settore del food riprenderà giovedì 21. L'Italia è pronta per ripartire? A che punto è il rischio contagio? A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato con il virologo Fabrizio Pregliasco.

Ida: buongiorno Prof. Pregliasco

Pregliasco: Buongiorno a tutti

I: seconda parte della fase2, cosa vogliamo dire?

P: era necessario partire. Purtroppo c'è ancora una leggera ma continua circolazione del virus con ancora dei casi gravi e dei decessi che derivano soprattutto dall'onda iniziale dell'epidemia. E quindi bisognava, si deve ripartire ma bisognerà farlo mantenendo due o tre aspetti fondamentali. Un'abitudine che dobbiamo continuare a mantenere nel tempo perché il rischio ora è quello di una ripresa del virus dal momento in cui aumentano i contagi e spero che questo non sia soltanto un elemento di paura, di negatività ma di continuità nell'approcciarci agli altri sempre con attenzione e senza quegli affollamenti che cominciano a vedersi. C'è questo paradosso della prevenzione, il lockdown ha tolto l'evidenza della paura, della situazione angosciante dei primi mesi e quindi ci si rilassa. E, invece, come sempre accade si ci si rilassa in una situazione di incertezza, le possibilità di focolai nuovi ci sono. Quindi responsabilità personale, buon senso da parte dei datori di lavoro, delle aziende, dei contesti commerciali senza diventare ipocondriaci, senza esagerare. E poi, come Servizio sanitario nazionale, dobbiamo avere una maggiore capacità di individuare i casi sospetti, di contatti stretti in modo da fermare questi focolai, permettere una continuità nelle attività pur nella necessità di convivere con questo virus ancora per un bel po'.

I: a che punto è il virus? La sua virulenza è sempre alta? Cosa è successo in questi mesi?

P: ad oggi non abbiamo ancora evidenza di mutazioni che lo rendono più tranquillo e meno invasivo ma sicuramente abbiamo imparato a trattarlo. Abbiamo imparato ad affrontarlo sin dai primi momenti dall'esordio e quindi a governare la gran parte delle malattie nel senso più positivo, meno pesante rispetto agli effetti che si sono visti soprattutto in una fase di crescita esponenziale. Oltre a questa necessità di individuare i casi di Covid, ora la scommessa è quella di riprendere un'assistenza per tutte le altre patologie che in questo periodo si sono messe un po' da parte come le problematiche tumorali, quelle cardiologiche. Uno dei tanti effetti della pandemia, quindi, nelle fasi successive è proprio questo: tamponare e recuperare quelle problematiche di salute, psicologiche e lavorative visto che oggi siamo di fronte a questa partenza.

I: dunque ora dobbiamo stare molto attenti ma dove
potrebbero verificarsi i maggiori rischi di contagio?

P: è difficile individuarlo perché appunto non è come un'infezione specifica. Non so per le infezioni da epatiti abbiamo l'esposizione al sangue quindi possiamo individuare le situazioni a rischio per esempio in ambito sanitario che espongono al sangue. Qui è l'aria che respiriamo, è l'ambiente contaminato e può esserlo sia nell'ambito lavorativo ma anche nella vita comunitaria. Questo virus è molto pervasivo, molto perfido perché in molte situazioni abbiamo scoperto essere contagioso anche in una fase asintomatica. Qualche volta il tampone non arriva a determinare questa patologia quindi farà sfuggire alcune persone che possono essere infette. Dobbiamo partire da un presupposto un po' banale ma rilevante: ognuno di noi e ognuna delle persone che incontriamo deve essere considerata a rischio senza diventare, appunto, ipocondriaci e isolarsi ma avere quelle tre o quattro piccole cose che vanno attuate: lavarsi le mani, distanziamento, la mascherina

I: prof. Pregliasco, vogliamo aggiungere qualche altro consiglio a chi da oggi riparte?

P: vedo differenza tra chi è stato in continua presenza e in contatto con il virus - per esempio noi che abbiamo lavorato in ospedale e quindi abbiamo questa abitudine al rischio e che, in qualche modo, c'è rimasta come stimmate e come paura – e coloro che non hanno avuto contezza diretta col virus. Il consiglio è di cominciare ad uscire con serenità ma ricordando questa possibilità di rischio e di adottare con buon senso, senza esagerare, i principi che sono stati ripetuti continuamente in questo periodo di lockdown

I: prof. Pregliasco grazie e sempre buon lavoro

P: grazie a voi e buona giornata!

 

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