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IL SENSO DELLA FELICITA’ DURANTE IL LOCKDOWN, LA RISPOSTA DEGLI STUDENTI DI UN LICEO CLASSICO

 

Cosa ci porteremo dietro alla fine del lockdown? Ciascuno di noi ricorderà la quarantena come uno dei periodi più strani della propria vita in cui il tempo sembrava sospeso. E i ragazzi, come lo hanno vissuto? La rispo0sta a questa domanda arriva da una bella iniziativa messa su da una docente di italiano e greco al liceo classico Marco Galdi di Cava de'Tirreni nel salernitano. Nicoletta Tancredi ha chiesto ai suoi studenti di raccontare la felicità con una foto notizia. A Radio Kiss Kiss Italia ne abbiamo parlato proprio con l'insegnante.

Ida: Buongiorno Nicoletta

Tancredi: buongiorno e grazie per l'invito

I: abbiamo cercato di raccontare i diversi aspetti legati al lockdown, ma i ragazzi come hanno vissuto questo periodo?

T: in modi diversissimi. Io ho assegnato loro questo compito perché sentivo forte l'esigenza di star loro vicini in un momento in cui la vita degli adolescenti si è fermata, quindi niente scuola, niente amici, niente fidanzato, niente palestra, niente cinema. Tra l'altro parliamo di alunni del biennio quindi di quelli che cominciano ad assaporare il gusto della libertà. Dovendo, dunque, star loro vicini però a distanza mi sono preoccupata di sapere come trascorressero il loro per spingerli a cercare ciò che di bello potevano trovare tra le mura di casa.

I: e cosa è venuto fuori?

T: sono arrivate risposte divertentissime. La prima foto notizia con il linguaggio multimediale con tanto di musica è sulla pizza. Aderivano alla scomparsa del lievito di birra dai supermercati italiani. Carlo ha fatto questo fotomontaggio molto bello. Un'altra cosa simpatica è una gara tra un fratello e una sorella, una mia alunna e un mio ex alunno, per chi dovesse andare a buttare la spazzatura la sera per poter almeno mettere il naso fuori dal portone. Oppure c'è chi ha mutuato la famosa frase Io resto a casa ed è diventata un titolo per una foto con lo stendino e la scopa perché, evidentemente, sua madre lo aveva impegnato anche nelle faccende domestiche. La cosa bella è che loro, dovendo cercare un elemento di felicità, si sono sforzati di trovare la felicità, di essere felici, di sperimentare nuove cose per esempio il taglio di capelli. Quindi per me la risposta è stata di altrettanta felicità nel senso che molte di queste foto notizie erano foriere di un sorriso, di un sentimento di buonumore.

I: parliamo pur sempre di ragazzi che sono ora alla scoperta della vita, bella l'idea di far ritrovare loro la felicità nelle piccole cose.

T: ho trovato riscontro in una psicologa famosa secondo la quale " non si tratta di insegnare ad essere più felici ma di spingere le persone a cercare le cose giuste per provare ad essere felici". La mia idea è stata però del tutto inconsapevole

I: la scuola serve anche a questo

T: soprattutto in un momento come questo, la scuola serve anche a questo come serve a far sentire la vicinanza e il sostegno ai ragazzi, serve a far capire che non siamo scomparsi in una bolla da incubo ma ci siamo, ci siamo per loro. Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti per far sentire loro questa vicinanza e per me questa è la priorità della scuola nella didattica a distanza.

I: ma ora che i ragazzi possono uscire ritrovando una sorta di "libertà", le hanno detto che sentimenti provano?

T: su questo non ho indagato, assegnerò un compito sulla ritrovata libertà. Diciamo che per la scuola non è cambiato nulla e quindi la mia percezione di oloro è sempre a distanza.

I: intanto ci avviciniamo alla fine di questo anno scolastico molto particolare. Cosa pensa di questo esperimento della didattica a distanza?

T: in questo periodo di Covid 19, la didattica a distanza è stata l'unica strada percorribile, quindi una necessità. Chi era più o meno avvezzo alle tecnologie ha dovuto comunque darsi da fare e i ragazzi che sono molto più abili dei docenti hanno apprezzato molto. Però non è la didattica in presenza. Indubbiamente la scuola sarà un'altra una volta tornati in classe e ormai queste tecnologie hanno fatto la loro incursione e cambieranno, quindi, anche la didattica in presenza. Noi, però, non vediamo l'ora di tornare in classe per stare tutti insieme. Era l'unica strada percorribile e lo abbiamo fatto ma da qui a dire che la didattica a distanza sia perfettamente equiparabile a quella in presenza, questo sarebbe falso. Ci sono tante cose diverse, per esempio con un'altra classe abbiamo lavorato ad un salotto letterario a distanza. Io do loro la possibilità di scegliere un libro perché, volendo invitarli alla lettura, ritengo che non debba essere imposta ma che debba arrivare da loro. Sono io, quindi, che leggo i libri che loro suggeriscono.

I: cosa le hanno suggerito?

T: hanno scelto Misery di King. Tra varie proposte, avevano scelto in classe questo libro insieme a uno di Lilian a Segre e Mio fratello rincorre i dinosauri. Poi ne parliamo in classe facendo una lettura corale cioè ogni alunno sottolinea il passo che ha ritenuto maggiormente significativo, lo legge e lo commenta. Abbiamo potuto fare questo salotto letterario anche a distanza. Abbiamo aggiunto anche il cinema, quindi abbiamo fatto il salotto cine letterario vedendo tutti insieme Misery non deve morire. Anche il cinema è stato un momento di condivisione nella didattica a distanza. Ognuno a casa sua con i pop corn, la coca cola. Da lì poi si passa ad analizzare le differenze. In questo modo abbiamo recuperato anche la chiusura dei cinema e dei teatri avvenuta prima di tutte le altre chiusure.

I: molto interessante davvero. I suoi ragazzi la stanno ascoltando?

T: e no, mi ascolteranno tra poco con le lezioni.

I: allora la lasciamo preparare la lezioni, le facciamo tanti complimenti per questo modo bello, gioioso di vivere la scuola e di viverla così soprattutto in questo momento.

T: grazie mille, buona giornata

 

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