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1999-2019: VENT'ANNI SENZA FABER

 

Come si fa a parlare di Fabrizio De Andrè? Cosa è giusto ricordare e cosa no?
Certo su Faber ci sarebbero mille cose da dire e nessuna riuscirebbe a rendergli onore.
A vent'anni dalla sua scomparsa come tutte le grandi personalità non ha mai realmente abbandonato la scena musicale italiana. Nell'immaginario collettivo è e sarà sempre uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, uno dei massimi esponenti della scuola cantautorale genovese
Ispirandosi ai cantastorie francesi come il grande Brassens -di cui ha anche tradotto nei primi anni di carriera alcuni testi- ha raccontato l'Italia, i suoi ricordi e i suoi problemi.
I suoi innumerevoli e mai banali personaggi sono ormai simboli quotidiani.
Da Marinella che non riesce a sopravvivere all'amore al giudice che si prende le sue rivincite.
Da Piero che combatte nelle trincee a Bocca di rosa amante dell'amore.
Niente è scontato o lasciato al caso in quello che Fabrizio racconta. Tra amori lasciati e ripresi e pregiudizi da combattere, la sua voce continua e continuerà a risuonare.
E' affascinante pensare come siano ancora attuali i temi da lui trattati e quanto fascino abbiano quelle difficili "filastrocche" mai urlate, ma semplicemente sussurrate. D'altronde non serve alzare la voce per farsi sentire e noi Faber continuiamo a sentirlo nei suoi testi e nel suo indelebile ricordo che ha garantito al cantautorato italiano un posto sulle vette più alte del genere.
E noi lo immaginiamo proprio lì con la sua chitarra, sulla vetta più alta a guardare la sua Genova, mentre Piero imbraccia il fucile, le sue donne gli raccontano la loro vita e Geordie gli regala la sua corda d'oro.

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