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IL VESUVIO AD UN ANNO DALL'INCENDIO, CASILLO:"LA NATURA STA RIFIORENDO MA PER 500 ETTARI DANNI IMPORTANTI"

 

E' trascorso un anno da quando un incendio di vaste proporzioni ha distrutto buona parte del Vesuvio, del suo patrimonio boschivo e della fauna.
Per giorni le fiamme hanno divampato senza tregua e le immagini del vulcano che bruciava hanno fatto il giro del mondo.
Com'è la situazione oggi e cosa bisogna fare per rivedere ciò che è andato in fumo? Ne abbiamo parlato con Agostino Casillo, presidente del Parco Nazionale del Vesuvio:
"Dopo l'incendio dell'anno scorso era necessario avere uno studio scientifico dettagliato. Per questo abbiamo fatto la convenzione con la facoltà di Agraria della Federico II per avere una fotografia proprio su quello che è successo. I primi dati che sono stati presentati ieri ci dicono che su un'area del parco di circa 3000 ettari che era stata interessata dal fuoco i danni non sono stati enormi quindi c'è già una ripartenza vegetativa, ci sono molte specie – quelle più reattive – che stanno già ripartendo, mentre abbiamo un'area di 500 ettari dove invece l'incendio è stato molto molto severo, soprattutto dove c'erano le pinete. Lì c'è stata una distruzione importante. I primi dati dello studio, però, ci confortano perché su gran parte dell'area si vedono già gli aspetti di una natura che rinasce. La natura è anche più forte dei criminali che hanno devastato quella parte del Parco.
Ci sono ancora indagini in corso da parte della magistratura, una è arrivata anche al compimento perché uno dei piromani è stato arrestato e condannato, quindi è stato anche veloce. Secondo me è stato un segnale molto importante, lo Stato ha fatto sentire la sua presenza ed ha risolto. Noi come Ente Parco abbiamo avviato la nostra azione in sede civilistica contro questo soggetto.
L'obiettivo dello studio è importante. Ci tengo a precisare che l'Ente Parco è un Ente regolatore ovvero mette le regole sul territorio per applicare il vincolo ambientale che serve a tutelare la biodiversità. Questo vuol dire che noi dobbiamo dare delle indicazioni ai proprietari dei terreni sia pubblici che privati che dovranno fare degli interventi post incendio. Noi dovevamo sapere punto per punto, area per area cosa era successo per poter poi dire quali specie poter inserire, in quali aree la natura sta già ripartendo e quindi non c'è bisogno di intervenire. Era importante avere una fotografia dettagliata del territorio per poi dare le indicazioni giuste perché interventi sbagliarti possono essere più dannosi dell'incendio stesso.
Noi faremo di tutto per sensibilizzare, per spingere i proprietari dei terreni a seguire le nostre indicazioni, recuperare le aeree boschive interessate dall'incendio per poi avviare un processo di rinaturalizzazione complessiva. Questo non sarà semplice per la frammentarietà dei terreni. Il nostro è un parco piccolo ma con una frammentazione enorme, sono tanti micro pezzetti, la maggior parte privati. Siamo fiduciosi nel fatto che ognuno farà la sua parte. Questa è la nostra salvezza in un'Italia molto complessa anche dal punto di vista istituzionale, burocratico. La speranza è che ognuno si prenda il suo pezzetto di responsabilità.
Come Parco, anche noi stiamo facendo la nostra parte per la prevenzione a cui partecipa l'arco delle istituzioni, da quelle territoriali a quelle nazionali. Come parco abbiamo fatto una convenzione con i vigili del fuoco quindi avremo due presidi fissi quest'anno proprio nell'area parco che l'anno scorso non avevamo. E poi tra qualche giorno avremo un impianto di videosorveglianza, lo stiamo già testando, saranno 35 telecamere su tutto il territorio del Parco in dotazione ai carabinieri forestali per aumentare i controlli. Cerchiamo di aumentare il primo intervento, quindi tempi di risposta, la sorveglianza e il controllo del territorio. E' chiaro che anche le altre istituzioni debbano fare la loro parte, è un territorio molto vasto con 13 comuni con 350 mila abitanti. E' un Parco abbastanza complesso"

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