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INVENTARIO DI UN CUORE IN ALLARME

Per un ipocondriaco che vuole smettere di tormentare chi gli sta accanto con le proprie ossessioni, trovare una valvola di sfogo è una questione vitale. Ma come si impara ad affrontare la paura da soli? Forse raccontandosi. È quello che fa Lorenzo Marone, senza timore di mostrarsi vulnerabile, con una voce che all'ansia preferisce lo stupore e il divertimento. Scorrendo l'inventario delle sue fobie ognuno può incontrare un pezzo di sé e partecipare all'affannosa, autoironica ricerca di una via di fuga in discipline e pratiche disparate: dalla medicina alla fisica all'astronomia, dalla psicologia alla religione, dai tarocchi all'astrologia. Alla fine, se esorcizzare del tutto l'angoscia resta un miraggio, possiamo comunque reagire alla fragilità ammettendola. E magari accogliere, con un po' di leggerezza, le imperfezioni che ci rendono unici.

«Quel che vale per l'umanità, non vale per l'ipocondriaco. La prima chiara e lampante norma che costui deve seguire, un principio sul quale, bene o male, le varie forme di psicoterapia concordano, è questa: se vuoi mettere a tacere l'ossessione, non devi appoggiarti ad altri, non devi sviscerare le tue paure, non devi, diciamola tutta, rompere i coglioni di continuo a chi ti è accanto».

Lorenzo Marone (Napoli, 1974) ha pubblicato La tentazione di essere felici (Longanesi 2015; Premio Stresa 2015, Premio Scrivere per amore 2015, Premio Caffè Corretto - Città di Cave 2016), che ha ispirato un film, La tenerezza, diretto da Gianni Amelio; La tristezza ha il sonno leggero (Longanesi 2016; Premio Como 2016), da cui verrà tratto un film omonimo per la regia di Marco Mario De Notaris; Magari domani resto (Feltrinelli 2017; Premio Selezione Bancarella 2017); Un ragazzo normale (Feltrinelli 2018; Premio Siani 2018); Tutto sarà perfetto (Feltrinelli 2019) e il saggio Cara Napoli (Feltrinelli 2018). Per Einaudi ha pubblicato Inventario di un cuore in allarme (2020). Ha una rubrica domenicale, «I Granelli», su «la Repubblica» di Napoli; collabora con «il venerdí di Repubblica» e con «tuttolibri». È tradotto in sedici Paesi.

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