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MORTA A QUATTRO ANNI PER MALARIA, PREGLIASCO:"FATTO INCREDIBILE E RARISSIMO"

 

Morta di malaria a quattro anni. La tragedia è avvenuta a Trento. La bimba non era stata all'estero per cui medici ed esperti cercano una spiegazione su come sia
avvenuto il contagio. In Italia non si verificavano casi del genere da un a trentina d'anni.

Al Treno delle 8 è intervenuto Fabrizio Pregliasco, noto virologo: "E' una malattia grave che uccide almeno un milione di persone nel mondo all'anno con cinquecento milioni di casi nelle zone dove è endemica. Da noi oggi viene considerata una cosa incredibile, rarissima e non collegata a flussi migratori o altro ma alla possibilità, in questo nostro mondo globale, di inciampare orribilmente purtroppo in un di contagio.

Tre sono le opzioni per ora al vaglio dei colleghi che si stanno preoccupando di studiare dal punto di vista epidemiologico la situazione. Una è l'arrivo di una zanzara in un bagaglio, ed è già successo. Non sarebbe la prima volta, dunque, sopravvissuta al viaggio dopo è avvenuto il conrtagio. Due: la possibilità remota di trasmissione via sangue diretto non con un contatto tra persone perché questa malattia non si trasmette come le altre malattie infettive. Ci vuole un
contatto di sangue ma soprattutto la puntura della zanzara Anofele. Terza opzione è che qualche soggetto tornato da qualche zona a rischio sia stato
punto da una nostra zanzara Anofele che però non è la specie giusta e che poi sfortunatamente abbia punto la bambina. Ecco, queste sono le tre possibilità da
verificare poi sul campo" Ma con la tropicalizzazione del cima, questa malattia potrebbe ritornare?" per Pregliasco "teoricamente sì, se si considera questo
nostro mondo globale. Altre patologie si stanno già evidenziando per esempio la febbre del Nilo. Di sicuro non è sufficiente la presenza e la possibilità di espansione di queste specie o il ritorno di queste specie di zanzare. Ci vogliono ambienti caldo umidi. Nello scorso secolo l'Italia ha fatto davvero una guerra per migliorare le condizioni ambientali e così siamo riusciti a debellare la malaria che, un tempo, anche per noi era una malattia sociale. Salvo in casi come questi o come, nel passato, di operatori aeroportuali che in scali intercontinentali hanno corso questo rischio.

Situazioni, quindi, in questo nostro mondo che devono tenerci sempre all'erta. Al di là di questo caso sfortunatissimo, dobbiamo considerare questa potenzialità di rischio se tornati dalle zone del mondo in cui la malattia è endemica, a distanza di un mese e più dalla fine dell'esposizione del rischio, avvertiamo un'influenza un po' strana, pesante con dolori muscolari e una febbre che aumenta. Questo è da segnalare ai medici che a Trento, in questa situazione, sono stati un po' spiazzati.

Successe anche a Coppi all'epoca ma lui tornava da un viaggio. Lì la disattenzione fu pesante, purtroppo"

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