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VERDONE:" QUEST'ANNO SONO 40 ANNI DI CARRIERA. UN BEL REGALO DEL DESTINO"

 

I suoi film sono diventati ormai dei cult, i suoi personaggi hanno attraversato 40 anni di storia dell'Italia. La sua umanità è coinvolgente. Insomma Carlo Verdone è uno di quei personaggi con i quali non ci stancherebbe mai di chiacchierare.

Ospite a Radio Kiss Kiss Italia, così si racconta a Ida Di Martino:

"Non sono 37 anni di carriera ma quest'anno sono 40 perché io parto dal mio primo spettacolo teatrale, da quando ho cominciato a timbrare per la Siae quindi i contributi. E sono partito da quel buco che era Il Birichino nell'ottobre
1977. Quindi se comincio a contare da lì sono 40 anni...

Ma da dove cominciare? 40 anni non me li sarei mai immaginati nella mia vita, sono stati veramente un bel regalo del destino. Sicuramente ho cercato di fare del mio meglio, di non dare al pubblico sempre lo stesso film.
Dai personaggi sono passato al personaggio unico con Borotalco, poi la regia con Compagni di scuola. Poi ho
fatto un film, forse il meno italiano di tutti che è Maledetto il giorno che ti ho incontrato. Poi sono tornato ai personaggi con Viaggio di nozze. Ho sempre sterzato nella mia carriera per non dare sempre la stessa cosa e per evolvermi.

Insomma ho lavorato tanto, mi sono sposato il pubblico poi però nel 2000 ho capito che stavo perdendo i figli e mi sono fermato per due anni, ho viaggiato e ho recuperato il rapporto con loro. E quello è stato il film più bello della mia vita.

Il paragone con Sordi non si può fare. Sordi è un personaggio gigantesco che ha raccontato dei momenti molto molto importanti dell'Italia: dalla guerra al dopoguerra alla ricostruzione, al boom economico alle tensioni sociali. Ha abbracciato dei decenni molto importanti. Non perché i miei non siano stati importanti, lo sono dal punto di vista sociologico. I suoi sono stati dei decenni quasi traumatici, lui ha vissuto con gruppi di letterati e sceneggiatori notevolissimi. Era un periodo con tante cose da raccontare anche nel dramma.

Sordi è stato per me un maestro e non sono il suo erede perché lui non ha eredi , è una maschera unica.

Io con molta umiltà vado avanti con il mio lavoro fino a quando il pubblico lo vorrà ma fino a quando io me la sentirò. Bisogna avere sempre lo stupore per la realtà, se viene a mancare quella viene meno anche la creatività dell'autore. Questo ancora non avviene, vado avanti sempre con stupore ed entusiasmo.

Il mio è una cosa sola, è una saggia amministrazione e cosa fondamentale è amare la gente, stare con loro, guardarla, osservarla, cercare di capire, raccontarne le fragilità, le debolezze. Insomma è amare la gente altrimenti
perdi quel contatto che serve per scrivere le storie dei miei film.

Gli Stadio erano il gruppo di Lucio (Dalla ndr). Poi quando io chiesi a Lucio di darmi una mano per le musiche, lui mi rispose :"Sì, ma ti do il mio gruppo,. Sono dei ragazzi fantastici, creativi, ci sono degli ottimi compositori come Curreri, Liberatori che ti staranno accanto". E così cominciò questa bellissima collaborazione e alla fine quel film è un grande omaggio a Lucio Dalla. E' stato un grande personaggio.

Ci sono frammenti di anima dei miei personaggi che oggi esistono ancora ma sono molto cambiati. L'estetica è cambiata, il modo di parlare è cambiato...quindi anche il gesticolare è cambiato. I giovani consumano molto presto delle mode nel porsi con gli altri, il tono della voce, il dire certe frasi

Aveva ragione Sordi. Nel corso del nostro ultimo incontro mi disse:" Carlo te vedo male.." e io gli risposi :" E perché?" "Perché oggi non c'è più stupore, non ci meraviglia più di niente. Guarda quella". E infatti c'era una persona che era veramente indecente e lì nel ristorante nessuno ci faceva caso.

Tutti lo stesso tatuaggio, lo stesso taglio di capelli, le stesse scarpe ci sono dei segnali di riconoscimento che rendono purtroppo tutti molto piatti

Però un bravo osservatore è in grado di intercettare anche delle novità, delle originalità. Io ho sempre raccontato anime fragili, sbruffone, assillanti, timide, vere...quelle rimangono però cambiano molte cose.

Poi sai, non ho più l'età di quei personaggi. Oggi se dovessi fare dei personaggi avrebbero altre dinamiche. Da regista potrei ancora dare molto con personaggi che fanno ridere. Le commedie per avere un po' di spessore devono anche andare a frugare nei difetti peggiori. La vita non è tutta rose e fiori. Non è tutto una risata.

Quindi bisogna, con grande senso di equilibrio, cercare di mettere e la comicità ma anche una riflessione, una critica di costume, una critica sociale perché sennò le commedie sono fine a se stesse.

Io ringrazio il pubblico, senza il loro supporto non hai nessuna spinta per andare avanti. Loro ringraziano me ma io ringrazio loro....

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