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LA MAZZETTA

In una Napoli sensuale, disperata e viziosa, una ragazza sparisce portando con sé una cartella di documenti importanti – un appalto truccato. Il padre della ragazza, don Michele Miletti -l'uomo forse più ricco di Napoli, sessantanove anni e «ancora il ritmo di un'Esportazione ogni cinque minuti, il tempo di fumare la precedente» - incarica Sasà Iovine, finto avvocato che si arrabatta con piccoli luridi affari, di ritrovare la figlia difficile e ribelle ma soprattutto di far sparire i documenti la cui pubblica circolazione avrebbe compromesso un giro di mazzette consistenti. Sasà si ritrova coinvolto in un malaffare molto più grande di lui, famigliare e politico. Il malaffare è talmente sporco che Sasà le prende di santa ragione da due omoni grandi come armadi, i Gemelli, ma sopporta tutto perché insegue – come un cane inseguirebbe una salsiccia - una mazzetta, una percentualina che non ha alcuna intenzione, come tutti gli altri, di farsi sfuggire. Tra corruzione, istinti famelici, cadaveri, adulteri e inganni si snoda questo romanzo, capostipite del giallo italiano, così attuale, ritmato e potente che sembra essere stato scritto domani.

Attilio Veraldi (1925 –1999) ha cominciato a scrivere gialli a cinquant'anni. Fino ad allora era stato traduttore raffinato ed elegante dall'inglese e dalle lingue scandinave e collaboratore editoriale. Fu Mario Spagnol a convincerlo a mettersi all'opera, e nell'estate del 1976 uscì La mazzetta che fu un immediato successo. Il primo hard boiled napoletano vendette 45.000 copie in pochi mesi; nel 1978 uscì anche un film, altrettanto fortunato, con Ugo Tognazzi e Nino Manfredi. Negli anni a seguire, Veraldi pubblicò tra gli altri Uomo di conseguenza (1978); Naso di cane (1982); L'amica degli amici (1984).

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