Prime note

Prime note: Tullio De Piscopo - Questa è la storia

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Il nuovo grande album dell’artista napoletano, uscirà il 1° giugno e porterà il titolo “QUESTA E’ LA STORIA”. Un’antologia della lunga carriera che contiene tutti i successi di Tullio raccolti in 2 cd: nel primo i suoi sempreverdi, interpretati con con grandi special guest, e nuovi remix di brani storici come “ANDAMENTO LENTO”, “STOP BAJON” e “E’ FATTO E’ SORDE E!”.

Il secondo cd, invece, vedrà come grande protagonista il grande amore di De Piscopo: LA BATTERIA. Con questo strumento in primo piano Tullio De Piscopo interpreta grandi pezzi di blues, jazz e musica classica, come “CARMINA BURANA”, “DIES IRAE” di Mozart e il “REQUIEM” di Verdi.

Tra le star che hanno collaborato: James Senese; Francesco Sàrcina delle Vibrazioni; Giuann Shadai; Fausto Leali; Edoardo Bennato; Alex Britti; Astor Piazzolla.

E’ tutto pronto, dunque, per il ritorno di TULLIO DE PISCOPO, un grande artista che nella sua lunga carriera ha lavorato con grandi musicisti e suonato nei posti più prestigiosi.


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Prime note: Cesare Cremonini - 1999-2010 The gratest hits

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 “1999-2010 THE GREATEST HITS”, arriva a due anni di distanza dal fortunato album “IL PRIMO BACIO SULLA LUNA” (Warner Bros), da due trionfali tour che hanno portato CESARE in giro per tutta l'Italia e ad un mese dal compimento del suo trentesimo compleanno (27 marzo).

Oltre a “MONDO”, brano che ha tutte le caratteristiche per essere ancora una volta uno dei più trasmessi del 2010, “1999-2010, THE GREATEST HITS” conterrà i successi più rappresentativi di CESARE CREMONINI del periodo con i Lùnapop e quelli della sua carriera solista, attraversando quindi questi primi dieci anni di carriera. Nei due dischi saranno presenti successi come: Qualcosa di grande, Vorrei, Un Giorno Migliore, 50 Special, Vieni a vedere perché, Latin Lover, assieme ai più recenti : Le Tue Parole Fanno Male, Maggese, Dicono Di Me, Le Sei e Ventisei, Figlio di un Re, Il pagliaccio .

Anche questo nuovo lavoro è stato realizzato in quella Bologna dove CESARE ha da tempo costruito una propria "factory" con tanto di studio di registrazione e sale prove, ed è stato affidato, come tutti i suoi ultimi dischi, alle cure di Steve Orchard, l'ormai fedele ingegnere del suono inglese. Nel disco sono presenti il suo amico bassista Nicola "Ballo" Balestri  e il produttore di sempre, Walter Mameli.


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Prime note: Ligabue - Arrivederci Mostro

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Martedi 11 Maggio esce il nuovo atteso album di inediti

“ARRIVEDERCI, MOSTRO!”

 In radio il primo singolo “UN COLPO ALL’ANIMA”

 A 20 anni esatti dalla pubblicazione dell’album d’esordio “LIGABUE” (11 maggio 1990) e a 5 anni dall’uscita dell’ultimo album di inediti “NOME E COGNOME”, l’11 maggio (invece che il 7 come precedentemente annunciato) esce il nuovo atteso album di inediti di LIGABUE: “ARRIVEDERCI, MOSTRO!” (idea di copertina ripresa da Fishj Island di Erik Johansson). Da oggi è in rotazione radiofonica “UN COLPO ALL’ANIMA”, il primo singolo estratto dall’album. LIGABUE racconta così il perché del titolo “ARRIVEDERCI, MOSTRO!”:

 Ognuno di noi ha i propri mostri, i propri fantasmi. Li si possono chiamare ossessioni, paure, condizionamenti, senso di inadeguatezza, aspettative e chissà in quali altri modi ancora. Sappiamo, però, che sono vivi e sono il filtro attraverso cui chiunque matura la propria, personale visione del mondo. Credo di conoscere abbastanza bene i miei “mostri”, mi fanno compagnia da tanto tempo. Può darsi che sia  anche per questa lunga frequentazione che ora, in questa fase della mia vita, mi sembrano meno “potenti” e “ingombranti”. Alcuni di loro li ho affrontati in questo album ma era solamente per fargli sapere che li stavo salutando. Loro come tutti gli altri. So benissimo che sarebbe fin troppo bello che fosse un saluto definitivo. Infatti non mi sono permesso di dire: “Addio, mostro!” ma un più prudente e realistico:

 “ARRIVEDERCI, MOSTRO!”

Un titolo però che, solo a pronunciarlo o a leggerlo, mi porta a galla sensazioni come sollievo, voglia di giocare, leggerezza, energia e fiducia. Tutte sensazioni che mi piacerebbe che quest'album vi trasmettesse in pieno.

Questa la tracklist di “ARRIVEDERCI, MOSTRO!” (pubblicato e distribuito da Warner Music):Quando canterai la tua canzone”, “La linea sottile”, “Nel tempo”, Ci sei sempre stata”, “La verità è una scelta”, ”Caro iI mio Francesco”, ”Atto di fede”, “Un colpo all'anima”, ”Il peso della valigia , “Taca Banda , “Quando mi vieni a prendere (Dendermonde, 23/01/09)”, “Il meglio deve ancora venire”.

 Per la prima volta nella sua discografia LIGABUE non appare come produttore (e nemmeno come co-produttore) dell'album. Il ruolo è stato affidato interamente a Corrado Rustici, già coinvolto per le felici produzioni de “Gli ostacoli del cuore”, “Niente paura”, “Buonanotte all'Italia” e “Il centro del mondo”; lo stesso Rustici ha inoltre inciso diverse parti di chitarra presenti in “ARRIVEDERCI, MOSTRO!”.Ad occuparsi del ruolo di ingegnere del suono è stato scelto Chris Manning. Gli altri musicisti coinvolti nel progetto sono gli stessi che hanno accompagnato LIGABUE in tour in questi ultimi anni: Michael Urbano (batteria), Kaveh Rastegar (basso), Fede Poggipollini (chitarre), Niccolò Bossini (chitarre), Luciano Luisi (tastiere). A questi si aggiungono alcuni ospiti presenti in un paio di pezzi: il Solis strings quartet in “Quando mi vieni a prendere”, José Fiorilli alle tastiere e Lenny, il figlio undicenne di Luciano, alla batteria in “Taca banda” .

 Queste le date del “LIGABUE STADI 2010” (prodotto e organizzato da Riservarossa e F&P Group): 9 luglio ROMA (Stadio Olimpico), 13 luglio FIRENZE (Stadio Artemio Franchi), 16 luglio MILANO (Stadio San Siro), 20 luglio PADOVA (Stadio Euganeo), 24 luglio MESSINA (Stadio San Filippo).


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Prime Note: Baustelle "I mistici dell'occidente!"

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A cura di Angelo Ozzella:

Ed eccola in posa per la foto di copertina, la bandcomune dei Baustelle, in quello che sembra un ironico e poco rassicurante mash up tra Sgt. Pepper’s e Bastardi senza gloria. Mistici? Anacoreti? Chissà. Di sicuro allegramente eretici, ché oggi come allora a coltivare pensieri e aspirazioni critiche nei confronti della società in cui si vive si fa presto a passare per matti, anzi, per blasfemi. E forse anche un poco mistici, se è vero che questo disco nasce dalla voglia di seguire un’aspirazione a cercare qualcosa che è sempre più nascosta nel frastuono, anche visivo, del presente.Scritto in pochi mesi in una casa sul promontorio maremmano, I MISTICI DELL’OCCIDENTE è il quinto album dei BAUSTELLE ed il primo in cui Francesco Bianconi si faccia carico della produzione, al fianco del celebrato tecnico del suono irlandese Pat McCarthy (R.E.M., U2), figurando come il vero regista dell’intero lavoro. Suoi sono buona parte degli arrangiamenti che “vestono” le canzoni, sue le visioni sonore che ne differenziano le ambientazioni, sue le voci che spesso - e in nome di un’emozione condivisa - Pat McCarthy ha salvato dai provini casalinghi e trasferito su disco, preferendole a quelle impeccabili, ma più distanti, registrate in studio.Il risultato è, forse, il più “umano” dal punto di vista del suono, e il più coraggioso per struttura e “respiro” interiore. Un album decisamente chitarristico, dal suono meno omogeneo, compresso e potente di quello messo in mostra sui precedenti lavori. I MISTICI DELL’OCCIDENTE dà spazio ad una naturalità diversa, in cui tutti gli strumenti mantengono sempre la propria individualità, la loro ragion d’essere nelle entrate e nelle uscite di scena, regalando all’ascolto la sensazione di avere a che fare con un intero caleidoscopio sonoro, sempre in mutamento, diretto da una sapiente regia.Del tema portante dell’album abbiamo già detto: I MISTICI DELL’OCCIDENTE ha a che fare con la voglia di contrapporsi in qualche modo alla “vanità” che ci circonda, e all’assenza di pensiero che tutto permette e tutto assimila. Per recuperare, attraverso la ricerca di qualcosa di più alto, un rapporto interiore che proprio al sé, all’individuo, alla persona, porti nuovamente valore. Non è questo, però, un disco “spirituale”, di fuga, tutt’altro: i riferimenti politici, culturali, sociali abbondano, regalando concretezza “terrena” ad un album che potrebbe sembrare da essa apparentemente lontano. Del resto «per trascendere il mondo bisogna che il mondo ci sia», dice ancora Elémire Zolla, e allora basta ascoltare le prime canzoni del disco, come l’introduttiva “L’indaco” – addirittura speranzosa nel marcare il tono del disco – o “San Francesco” e la stessa title-track per avere un’idea di come anche l’album sia profondamente radicato nel “qui e ora”, così come accade con “Gli spietati” e “La canzone della rivoluzione”.Non mancano però pagine più autobiografiche, nello stile che fu caro a un altro grande toscano, Luciano Bianciardi, in cui la cronaca (spesso locale) diventa letteratura e analisi di costume: “Le rane”, “Follonica”, “La bambolina” sono racconti che mescolano immagini letterarie, sequenze cinematografiche, fotoromanzo e manga giapponese. La forza de I MISTICI DELL’OCCIDENTE è, del resto, proprio questa, quella di continuare, canzone per canzone, scena per scena, a cambiare regole, punti di riferimento, stili, senza mai tornare indietro. Così un finto divertissment come “L’estate enigmistica” colpisce davvero il segno, e lo stesso succede con l’autoritratto dolente de “Il sottoscritto”, e con “Groupies”, in cui Bianconi esprime una cifra artistica ancora diversa e ironicamente autoindulgente.  Costruito a suo modo proprio come un percorso d’ascolto, che svela piacevolezze continue ad ogni passaggio di livello fino a sfociare in un brano splendidamente risolutivo come “L’ultima notte felice del mondo”, I MISTICI DELL’OCCIDENTE svela in un colpo solo tutte le unicità e i pregi dei Baustelle. Fotografandoli come una band – una setta di iniziati? (o di finiti?) – che, per visione artistica e qualità di scrittura, oggi non ci si può più permettere di ignorare.


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Prime Note: "La Ruota" di Enrico Ruggeri

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A cura di: Angelo Ozzella

Lo sa anche lui: a furia di fare il presentatore, lo scrittore, condurre programmi su alieni e misteri, va a finire che chi non lo conosce bene, possa confondere il suo vero mestiere con le sue ultime passioni. Enrico Ruggeri, prima di essere ormai un volto noto televisivo, e possedere una voce che si presta ad imitazioni di ogni genere, è un cantautore, è un musicista, è un cantante a trecentosessanta gradi. Nel suo nuovo album "La ruota", la vena artistica, viene espressa al meglio, con passaggi melodici e strumentali da vecchio rocker punkeggiante quale è. I primi brani tra i quali la sanremese "La notte della fate", "Vivi" e "L'attore", sono una tripletta d'autore, niente di stravolgente o che non ci si possa aspettare da Ruggeri, ma dopo ventinove album, questi brani sono la conferma che se si è del mestiere, si può far bene sempre. "Io conosco il rock'n roll" è come fosse il secondo capitolo di "Punk (prima di te)", più consapevole e meno "spocchioso", con i cori nel ritornello tipici del Ruggeri di "Poco più di niente" e schitarrate sul finale, caratteristiche presenti anche nella ben riuscita "L'ordine naturale delle cose".
Ci sono poi ballad come l'intima "Padri e figli", una carrellata di ricordi ed emozioni dedicate all'essere genitori e al tempo che passa, o come l'energica "Il mio onore". Malinconica, "Old girlfriends" racconta di vecchi amori, lanciando loro uno sguardo romantico e delicato, accompagnato da un tappeto d'archi e una melodia morbida, mentre "Vorrei", brano intenso sul passaggio a miglior vita, fa pensare all'esperimento già realizzato e ben riuscito de "Viola d'inverno" di Roberto Vecchioni, ma dopo alcuni ascolti ritorna ad essere la canzone perfetta per chiudere il cerchio e per far terminare un album così eterogeneo e ricco di suoni.
Non ci si dimentica il passato e non ci vuole molto a ricordare il bagaglio musicale che ha posseduto e possiede Ruggeri: in questo disco sembra avergli dato una bella rispolverata, e quando uno è capace di comporre e cantare canzoni, può anche permettersi allora di fare il presentatore, di scrivere libri e di essere…..interista.


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