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Le Econotizie

Le econotizie: per sostenibilità investire in energia e agricoltura

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(Apcom-Nuova Energia) - L'agricoltura e l'energia sono i due settori su cui è più urgente investire per uno sviluppo sostenibile nel XXI secolo. È la conclusione del rapporto "Environmental Impacts of Consumption and Production: Priority Products and Materials", elaborato dall'International Panel for Sustainable Resource Management dell'UNEP (il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente). I combustibili fossili, soprattutto nel settore energetico e industriale, sono infatti i principali responsabili del degrado ambientale, mentre l'agricoltura rappresenta il 70% del consumo globale di acqua dolce e produce il 19% delle emissioni di gas serra. Secondo il documento le principali linee d'azione da intraprendere per spezzare il legame fra crescita economica e danno ambientale sono gli incentivi fiscali e gli investimenti nell'innovazione tecnologica. In generale però è l'intera impostazione sociale ed economica che va ripensata, a partire dal livello individuale: più attenzione al risparmio energetico, ai trasporti e una dieta meno basata sul consumo di carne, la cui produzione ha un elevato impatto ambientale. Ernst von Weizsäcker, uno dei presidenti del Panel, ha spiegato che "raddoppiare il benessere normalmente porta a un aumento del 60-80% delle emissioni di anidride carbonica, e a volte anche di più nei Paesi in via di sviluppo". "Le strategie attuali sulle emissioni sono obsolete, perché ormai i Paesi industrializzati producono il 20-30% delle emissioni all'estero", ha aggiunto Achim Steiner, direttore esecutivo dell'Environment Programme dell'ONU (UNEP). Secondo Ashok Khosla, presidente della World Conservation Union (IUCN), "c'è stato qualche piccolo passo avanti, ma rispetto a quello che c'è da fare è come se stessimo cantando e suonando mentre Roma brucia".

 

Le econotizie: ambiente, per sostenibilità investire in energia e agricoltura

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(Apcom-Nuova Energia) - L'agricoltura e l'energia sono i due settori su cui è più urgente investire per uno sviluppo sostenibile nel XXI secolo. È la conclusione del rapporto "Environmental Impacts of Consumption and Production: Priority Products and Materials", elaborato dall'International Panel for Sustainable Resource Management dell'UNEP (il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente). I combustibili fossili, soprattutto nel settore energetico e industriale, sono infatti i principali responsabili del degrado ambientale, mentre l'agricoltura rappresenta il 70% del consumo globale di acqua dolce e produce il 19% delle emissioni di gas serra. Secondo il documento le principali linee d'azione da intraprendere per spezzare il legame fra crescita economica e danno ambientale sono gli incentivi fiscali e gli investimenti nell'innovazione tecnologica. In generale però è l'intera impostazione sociale ed economica che va ripensata, a partire dal livello individuale: più attenzione al risparmio energetico, ai trasporti e una dieta meno basata sul consumo di carne, la cui produzione ha un elevato impatto ambientale. Ernst von Weizsäcker, uno dei presidenti del Panel, ha spiegato che "raddoppiare il benessere normalmente porta a un aumento del 60-80% delle emissioni di anidride carbonica, e a volte anche di più nei Paesi in via di sviluppo". "Le strategie attuali sulle emissioni sono obsolete, perché ormai i Paesi industrializzati producono il 20-30% delle emissioni all'estero", ha aggiunto Achim Steiner, direttore esecutivo dell'Environment Programme dell'ONU (UNEP). Secondo Ashok Khosla, presidente della World Conservation Union (IUCN), "c'è stato qualche piccolo passo avanti, ma rispetto a quello che c'è da fare è come se stessimo cantando e suonando mentre Roma brucia".

Le econotizie: Energia. Nuove turbine per produrla da onde

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(Apcom-Nuova Energia) - Un nuovo modello di turbina è stato progettato per risolvere uno dei problemi principali dell'energia ricavata dalle correnti marine, soprattutto in presenza di fondali profondi: la difficoltà della manutenzione. L'impianto, progettato dalla britannica TidalStream, si chiama Triton e consiste in una serie di turbine (da 2 a 6) del diametro di 6,20 metri, montate su due alte boe verticali semisommerse ancorate al fondo del mare. La manutenzione di normale amministrazione si può effettuare con un pannello di controllo situato in una delle due boe; per interventi urgenti o straordinari, si possono far risalire le boe fino a portate le turbine in superficie, fuori dall'acqua. "Nelle turbine tradizionali, anche un'operazione semplice come la sostituzione di un circuito o il controllo di un sensore costringono a smontare la turbina. E questi controlli vanno effettuati varie volte all'anno", ha spiegato John Armstrong, fondatore della TidalStream. Per questo la facilità della manutenzione è una delle caratteristiche determinanti per il successo di una tecnologia marina, ed è stato l'aspetto maggiormente considerato nella progettazione di Triton. L'impianto ha una potenza variabile da 2 a 10 MW (a seconda del numero di turbine e della velocità della corrente marina) e - secondo TidalStream - è particolarmente adatto ai siti marini più severi con fondali fino a 60 metri di profondità. A quei siti, cioè, con acque troppo profonde per installare le turbine su piloni e troppo agitate per le turbine galleggianti.

Le econotizie: Rinnovabili, forte crescita in Italia.

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(Apcom) - L'Italia è uno dei paesi europei con la maggior crescita delle fonti di energia rinnovabile e le 389 operazioni, investimenti in nuovi impianti e attività di finanza straordinaria, rilevate nel biennio ne sono una dimostrazione evidente. Gli investimenti in impianti sono stimati nel 2008-2009 in circa 6,5 miliardi di euro, pari a 4.127 MW. Sono questi, in estrema sintesi, i dati che emergono dal primo 'Irex Annual Report' messo a punto da Althesys, società indipendente specializzata nella consulenza strategica e finanziaria. L'analisi costi-benefici condotta da Althesys su scenari alternativi di sviluppo delle fonti di energia rinnovabile al 2020 mostra un beneficio netto per l'Italia compreso tra 23,6 e 27 miliardi di euro. A fronte della spesa per gli incentivi, volti a coprire i costi di generazione differenziali e a stimolare gli investimenti privati, vi sono benefici sia economici, sia ambientali, sia di politica energetica. La crescita delle rinnovabili genera occupazione e indotto, spiega il rapporto, con felici ricadute sul Pil. Inoltre, il minor impiego di combustibili porta non solo a una diminuzione delle emissioni, ma anche del fuel risk. Lo studio ha analizzato anche l'andamento in Borsa delle aziende dell'energia verde. E ha scoperto che le rinnovabili sono più stabili del petrolio. L'indice Irex, che traccia l'andamento delle società "pure" renewable quotate alla Borsa Italiana, evidenzia infatti performance superiori al mercato in generale e, nonostante la limitata capitalizzazione, una maggior stabilità rispetto al segmento oil&gas.

Le econotizie: un codice a barre sotto il segno dell'eco-shopping

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(Apcom) - Un lettore di codici a barre per telefoni cellulari aiuta lo shopping eco-sostenibile. Si chiama Barcoo l'applicazione scaricabile - gratis - dal web, che permette di individuare con un solo click il curriculum 'etico' ed 'eco-compatibile' delle società che producono i generi messi in vendita sugli scaffali di supermercati e dintorni. Sviluppato da un gruppo di giovani tedeschi, l'obiettivo dichiarato di Barcoo è "motivare il mondo a fare acquisti in modo più etico e dare più potere al consumatore", nota The Guardian in un articolo sul panorama, in estensione, delle applicazioni per cellulari destinate allo shopping. Si punta una scatoletta, ad esempio di tonno, e sul display del telefonino compare il grado di sostenibilità ambientale del produttore, ma anche il livello di eticità (come vengono trattati i dipendenti, ad esempio). Non solo: questo lettore di codici a barre include anche il servizio 'comparativo' per i prezzi, segnalando il costo dello stesso prodotto nell'area circostante al negozio scelto, e fornendo addirittura l'itinerario per arrivare agli altri luoghi di vendita. C'è poi il programma 'semafori' per il profilo nutrizionale del prodotto: rosso per gli alti contenuti di grassi o zuccheri e per il rischio di allergie, arancione per i livelli medi, verde per i cibi a basso regime calorico e lipidico.

Le econotizie: frutti di mare minacciati da acidità mari e oceani

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(Apcom) - La vita di coralli, frutti di mare e altri organismi marini che costruiscono gusci o scheletri di carbonato di calcio è messa seriamente a rischio dai livelli elevati di acidita' di mari e oceani, causati dai cambiamenti climatici. Minaccia che porterà pesanti conseguenze entro la fine del secolo, avverte uno studio pubblicato nell'edizione online di Trends in Ecology and Evolution. L'acidificazione è un processo che riduce il pH degli oceani per l'assorbimento di anidride carbonica di origine antropica emessa in atmosfera. Attualmente, i mari assorbono oltre il 30 per cento delle emissioni di CO2. "Per avere un'idea della grandezza del cambiamento, basta dire che si raggiungeranno condizioni senza precedenti negli ultimi 40 milioni di anni", sottolinea Carles Pelejero, dell'Istituto di Scienze Marine del CSIC (il Cnr spagnolo), che ha condotto lo studio. Per verificare la portata della minaccia, secondo lo scienziato, non bisognerà aspettare molto: se non si farà nulla per ridurre le emissioni di anidride carbonica è molto probabile che entro uno o due decenni le più alte latitudini dell'Atlantico, del Pacifico e dell'Australia (le aree che assorbono più CO2) diventino molto ostili per gli organismi che calcificano. I ricercatori hanno confrontato le stime attuali del pH degli oceani e le previsioni per fine secolo con dati da studi paleoceanografici che ricostruiscono l'evoluzione dell'acidità degli oceani nel corso di centinaia di milioni di anni. Secondo gli scienziati ci sarebbero le prove di un'estinzione di massa avvenuta 251 milioni anni fa, accompagnate da eventi come l'acidificazione degli oceani, che hanno contribuito alla mortalità di specie che non hanno sopportato questi cambiamenti. L'acidificazione interferisce, per esempio, nella produttività di fitoplancton, che è una parte vitale delle reti alimentari, da cui dipendono pesci, crostacei e altre specie, molte delle quali di grande impatto economico. I ricercatori hanno osservato che le acque superficiali degli oceani sono state acidificate di circa 0,1 unita' di pH rispetto ai livelli registrati nell'era preindustriale, quando il pH aveva una media di 8.2. "L'acidificazione futura dipenderà dalla CO2 che verrà emessa da oggi, ma le proiezioni indicano che l'acidità degli oceani potrà aumentare di circa 0,3-0,4 unità entro la fine del secolo", dice Eva Calvo, collega di Pelejero che ha partecipato allo studio. In questo modo il pH raggiungera il 7,7-7,8. Questi livelli sono intollerabili per la vita di molti organismi come coralli e gli ecosistemi che li sostengono. In sostanza, il problema non è solo il livello di acidità a cui arriveremo, ma quello a cui siamo già arrivati molto rapidamente, secondo Pelejero. "La velocità del cambiamento è così grande che i meccanismi naturali per neutralizzare questa acidità sono molto lenti". In realtà, i cambiamenti sono stati fino a 100 volte più veloci durante gli ultimi decine di milioni di anni, almeno secondo Calvo. Gli organismi che costruiscono conchiglie o strutture di carbonato di calcio si nutrono di calcio e di carbonato. In mare, il calcio si incontra in forma omogenea, ma il carbonato fluttua e diminuisce quanto piu' sono alti i livelli di acidità dell'acqua.

Le econotizie: Fotovoltaico sempre più efficiente

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(Apcom-Nuova Europa) - Celle fotovoltaiche di nuova concezione sono state sviluppate e proposte per la commercializzazione dalla società giapponese Kyosemi. Si tratta di mini-celle sferiche, del diametro di circa 1,8 millimetri, che promettono una maggiore efficienza e grande flessibilità d'uso rispetto alle celle convenzionali. La forma sferica permette infatti di sfruttare la luce proveniente da tutte le direzioni. In tal modo non solo viene efficacemente convertita anche la luce riflessa e quella diffusa, ma si riduce la necessità di posizionare con esattezza le celle rispetto alla radiazione solare o addirittura di prevedere sistemi di inseguimento del moto apparente del sole. Grazie alle piccole dimensioni le nuove celle - denominate Sphelar - possono essere accorpate in modo da costituire strutture di forme diverse, adatte alle più svariate esigenze. Possono essere utilizzate, ad esempio, per realizzare pannelli a forma di cupola, pannelli flessibili e pannelli semitrasparenti, anche in sostituzione dei vetri di finestre. Inoltre, secondo Kyosemi, il procedimento con cui sono realizzate ha un ridotto impatto ambientale: il silicio viene fuso e poi fatto cadere da un'altezza di 14 metri. Durante la caduta prende spontaneamente la forma sferica, come accade nelle gocce di pioggia, e si cristallizza grazie alle particolari condizioni create nell'ambiente. In questo modo si riducono al minimo gli sprechi di silicio (ad esempio non ci sono sfridi di taglio), l'impatto ambientale e, quindi, anche i costi.

Le econotizie: Scuole da bocciare in efficienza energetica

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(Apcom) - Aule sature di CO2, scarso isolamento termico, dispersione di calore da tubature e infissi. Le scuole italiane sono da bocciare in termini di efficienza energetica, ammonisce un rapporto di Legambiente. Eppure, grazie a interventi di eco-efficienza si potrebbero ridurre dal 50% al 70% i consumi energetici negli istituti scolastici. E' questo il quadro che emerge dalle indagini tecniche e delle analisi termografiche effettuate in dieci scuole pilota nell'ambito di 'Eco-Generation - Scuola amica del clima', il progetto di Edison e Legambiente per il risparmio energetico nelle scuole. Dall'analisi realizzata tra gennaio e febbraio 2010, emerge la necessità di intervenire su tutte le strutture esaminate per ottenere un risparmio dei consumi del 50%-70% rispetto alla situazione attuale. Nelle scuole-campione, infatti, la dispersione media di calore negli istituti analizzati oscilla tra i 250 e i 350 kWh/m2a (kilowattora per metro quadro all'anno), per un valore medio che si attesta attorno a 290 kWh/m2 annuo. A questo si aggiunge, nelle aule, un'altissima concentrazione di CO2, che raggiunge i 2800/3000 ppm (parti per milione) equivalenti a 50/70 kg di CO2 per ogni m2 all'anno. Tra i problemi più frequenti: infiltrazioni di aria fredda dai serramenti, dovute per lo più alla scarsa qualità degli infissi, dispersione di calore dai radiatori e dall'impianto di riscaldamento, la mancata coibentazione delle pareti esterne e sbalzi di temperatura legati a una cattiva progettazione. Il progetto Eco-Generation intende creare veri e propri presidi ambientali, costituiti dalla rete delle scuole pilota, che sappiano trasferire competenze sul risparmio energetico, edilizia sostenibile e fonti rinnovabili a tutti gli altri istituti scolastici. Nella prima fase del programmma, in ognuna delle scuole pilota, verrà organizzato un programma di attività ad hoc per promuovere le buone pratiche di sostenibilità. Alla fine di questo percorso, ogni classe proporrà un "Decalogo della scuola sostenibile" come strumento di riqualificazione del proprio edificio scolastico. Il miglior decalogo sarà assunto come "Carta degli obiettivi di qualità per scuole sostenibili", verso la quale si inviteranno gli istituti a lavorare. L'obiettivo finale è la presentazione a tutte le scuole del territorio nazionale della "Carta degli obiettivi di qualità per scuole sostenibili" e l'applicazione di un "Bollino scuola ecoefficiente".

Le econotizie: sacchetto intelligente

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Ad un sacchetto di plastica abbandonato su una spiaggia o in un parco, servono dai 20 a 200 anni per non lasciare più tracce di se. A quello biodegradabile, che rappresenterà l’Italia a Shangai all’Expo 2010, servono invece pochi mesi e molte meno emissioni dannose di Co2 nell’atmosfera.
La scoperta del sacchetto intelligente è di due ricercatrici siciliane, poco più che trentenni, che lavorano per il Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia. La loro ricerca, considerata dal Ministero dell’innovazione, come una delle eccellenze italiane, è partita da quelli che tutti considerano gli scarti.
Manuela Fragalà e Rosa Palmeri, questi i nomi delle due biologhe, con un materiale composto da carta e biopolimeri di origine microbica, hanno creato qualcosa che può essere riciclata al 100% e che apre scenari, anche economici, davvero futuribili a partire dall’utilizzo di questi sacchetti per la raccolta differenziata soprattutto se si parla di umido.
Il polimero studiato e utilizzato si chiama Pha e, spiegano le ricercatrici “è naturale, resistente, impermeabile e compostabile”, tutto questo lo rende completamente biodegradabile.
L’Expo di Shangai promuove uno sviluppo ecosostenibile tra diverse comunità, grazie ad un mix di innovazione scientifica e tecnologica.

Le econotizie: i motorini elettrici

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Fonte LEGAMBIENTE - Quanti sanno che un ciclomotore elettrico, insomma, uno scooter elettrico ha un costo di gestione quasi irrisorio? Chilometro più, chilometro meno, 75 Km con 0,50 euro e in più a emissioni nulle e in più anche senza rombi sotto la sella. Può avere ulteriori vantaggi economici: esenzione dal bollo e sconto sull’assicurazione. Un ciclomotore elettrico è un normale scooter azionato da un motore elettrico alimentato da una batteria al litio (le migliori, ma le più care), silicio o al gel di piombo.  Per ricaricarlo, basta collegare lo scooter  ad una presa elettrica (220 v) per un tempo che va dalle 4 alle 8 ore a seconda della batteria di alimentazione. A quel punto, prima di rimanere a terra, si possono percorrere, a seconda dei modelli, 40/60/70 km.  Velocità: gli scooter di ultima generazione possono anche raggiungere i 60/70km/h alcuni anche 100, ma allora bisogna rinunciare alla massima autonomia garantita. Un problemino sono le salite … non andremo come razzi, se avremo un motorino con una potenza di 1000 w che invece andrà benissimo in città di pianura.

Ah (Ampere/ora) è l’unità di misura con cui bisogna confrontarsi nel caso di acquisto di un motorino elettrico: misura il tempo in cui una batteria verrà completamente caricata.

Le econotizie: Rinnovabili. Sorgerà a Dubai grattacielo a impatto zero

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Fonte LA STAMPA (Apcom-Nuova Europa) - Il progetto di un particolarissimo grattacielo è stato sviluppato dallo studio americano "Studied impact" per un quartiere di Dubai City. La particolarità e data dal fatto che l'edificio è in sostanza una grande centrale a fonte rinnovabile, in grado di produrre energia elettrica in quantità circa 10 volte superiore ai suoi consumi. Denominato "10 MW Tower", il grattacielo ha una superficie di 130.000 metri quadrati distribuita su 50 piani, con all'interno tre centrali a fonti rinnovabili: una turbina eolica da 5 MW posta in cima all'edificio, un sistema solare a concentrazione (CSP) della potenza di 3 MW, e un "camino solare" da 2 MW. La centrale solare CSP è costituita da circa 1.600 eliostati posti nel lato sud dell'edificio, che riflettono la radiazione solare su un ricettore montato su un braccio aggettante sugli specchi. All'interno del ricettore sono contenuti sali fusi in grado di generare vapore a 500 gradi centigradi. Il "camino solare" è invece costituito da una intercapedine a doppia parete, ove i raggi del sole provocano una sorta di effetto serra, con forte riscaldamento dell'aria che, quindi, affluisce con velocità verso la turbina posta in cima. Sulla base dei dati meteo locali, si stima che la grande pala eolica sia in grado di produrre energia per circa 1.600 ore l'anno. Mentre la centrale CSP e il camino solare dovrebbero funzionare per l'equivalente di 2.400 ore/anno a piena potenza. Il totale l'energia generata dal grattacielo è così stimata in circa 20 milioni di kWh l'anno, cioè 10 volte più dell'energia annualmente consumata nell'edificio stesso. L'eccedenza verrà venduta alla rete cittadina. Va inoltre considerato che il consumo di energia per la realizzazione del grattacielo, tutto compreso (materiali, strutture, costruzione, rifiniture eccetera) è stimata in circa 360 milioni di kWh. Il che vuol dire che in 20 anni le tre centrali dell'edificio recupereranno interamente l'energia utilizzata per la sua costruzione, rendendolo il primo grattacielo al mondo ad impatto energetico "zero" .

Le econotizie: creare subito quadro normativo, programmare a lungo termine

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FONTE LA STAMPA: Roma, 15 mar. (Apcom-Nuova Energia) - Il governo americano ha reso note le raccomandazioni per minimizzare l'impatto ambientale dei parchi eolici, formulate dal comitato per le turbine eoliche (Wind Turbine Guidelines Federal Advisory Committee).Il comitato, nominato dal segretario dell'Interno Ken Salazar, rappresenta i vari soggetti interessati all'energia eolica (escluso l'off-shore) e alla protezione della natura. Ha funzioni consultive e fornisce raccomandazioni sulle misure da adottare per proteggere la natura e sulla valutazione degli impianti da parte delle agenzie locali, statali e federali. Il rapporto contiene raccomandazioni politiche, e soprattutto l'invito a promuovere una serie di linee guida da adottare su base volontaria per ridurre gli impatti associati all'utilizzo dell'energia eolica. Dal punto di vista politico, l'invito è di creare in fretta una cornice normativa per coinvolga tutti i passaggi richiesti per la realizzazione di un progetto eolico, basandosi sulle conoscenze scientifiche più avanzate nella valutazione dei progetti e dei loro potenziali impatti ambientali. Inoltre si chiede di adottare una programmazione a lungo termine, che consideri la necessità di salvaguardare tanto le risorse ambientali, quanto quelle economiche. "L'energia eolica è una delle chiavi per un futuro energetico pulito in America, ma il suo sviluppo deve trovare un equilibrio con la protezione a lungo termine delle risorse naturali. Queste raccomandazioni contribuiranno a garantire che l'eolico sarà sviluppato in un modo responsabile", ha commentato Salazar.

Le econotizie: Mal’aria industriale 2010

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 In Italia è boom di inquinamento atmosferico prodotto da fonti industriali. Tra il 2006 e il 2007, infatti, sono saliti a +15% gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), a +6% le diossine e i furani, a +5% cadmio e +3% cromo. E’ con questi dati che l’industria italiana si conferma come la principale fonte di microinquinanti scaricati in atmosfera, producendo il 60% del cadmio totale, il 70% delle diossine, il 74% del mercurio, l’83% del piombo, l’86% dei Policlorobifenili (PCB), l’89% del cromo, fino al 98% dell’arsenico. Tutti inquinanti che sembrano finiti nell’oblio ma che, invece, contribuiscono in modo molto pesante a rendere insalubre l’aria respirata nei luoghi di lavoro e nei centri urbani limitrofi alle aree industriali.

E’ questo l’allarme lanciato da Legambiente con Mal’Aria industriale 2010, il libro bianco sull’inquinamento atmosferico da attività produttive che denuncia il trend degli inquinanti industriali in aumento. Cifre preoccupanti che non hanno destato lo stesso allarme dell’inquinamento causato dal traffico privato poiché, a parte qualche rara eccezione come il polo siderurgico di Taranto, la fonte industriale, non è ancora entrata nell’immaginario collettivo come un problema da affrontare.

Eppure l’industria contribuisce in modo molto sensibile alla Mal’Aria del Paese: con il 26% di PM10 emesso a livello nazionale, un livello di emissioni superiore a quello prodotto dal trasporto stradale (che incide sul totale solo per il 22%, ma che diventa la prima fonte di emissione nei centri urbani). Oltre alle polveri sottili, la fonte industriale scarica, poi, in atmosfera il 79% degli ossidi di zolfo (SOx) - ormai insignificanti nel settore dei trasporti grazie alle specifiche sempre più stringenti sulle concentrazioni di zolfo nei carburanti – e il 23% degli ossidi di azoto (NOx), precursore della produzione del PM10 secondario e dell’ozono, inquinante tipicamente estivo.

Passando dai macro ai microinquinanti, il contributo delle attività produttive denunciato da Mal’aria Industriale si conferma come davvero rilevante: ad eccezione del benzene (le emissioni industriali contribuiscono “solo” per il 15% rispetto al totale), degli IPA (34%) e del nichel (35%) infatti, l’industria italiana è la principale fonte di microinquinanti scaricati in atmosfera, con almeno il 60% del contributo totale come nel caso del cadmio, fino ad arrivare al 98% nel caso dell’arsenico.

Le econotizie: In Spagna nuova tecnologia per energia dal mare

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La Spagna sta sviluppando una nuova tecnica di energia dalle onde, che, secondo i progettisti, promette di aumentare sensibilmente (di circa il 170%) sia la potenza per unità di area, sia l'energia prodotta rispetto alle tecniche tradizionali. Denominato Welcome (Wave Energy Lift Converter Multiple España), il progetto è sviluppato dalla società Anortec in collaborazione con due enti di ricerca pubblici: la Plataforma Oceanica de Canarias e il Consorcio Escuela Industrial Barcelona. Nei giorni scorsi il ministero della Scienza e dell'innovazione gli ha assegnato un finanziamento pubblico di 2,1 milioni di euro. Welcome si basa sulla tecnologia APC-PISYS, che consiste in un sistema multiplo di boe, posizionate sia al livello del mare sia sotto la superficie, a profondità variabili e regolabili. In questo modo si possono sfruttare contemporaneamente la pressione, l'energia cinetica e quella potenziale delle onde, al contrario delle tecniche tradizionali che le sfruttano separatamente l'una o l'altra energia. Attualmente il progetto è nella fase dimostrativa: si sta lavorando alla realizzazione di un prototipo in scala 1:5, della potenza di 100-150 kW, che sarà installato nelle isole Canarie. I primi impianti industriali, che si prevede di installare in Galizia (Nord-Ovest della Spagna), saranno realizzati da più macchine in serie in grado di realizzare una potenza di 10-20 MW e di generare tra 30 e 60 milioni di kWh all'anno.

Le econotizie: l'uomo responsabile al 95% dei cambiamenti climatici

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Le prove dell’origine antropica del riscaldamento globale sono molto più evidenti di quanto affermato in precedenza. Lo sostiene uno studio realizzato dal Met Office Hadley Centre, dalle Università di Edimburgo e di Melbourne e dalla Victoria University del Canada che intende confutare in tal modo le tesi contrarie degli scettici.

Le “impronte umane” sui cambiamenti climatici sono rintracciabili, secondo lo studio, non solo nell’aumento delle temperature, ma anche nel crescente tasso di salinità dei mari, nell’aumento dell’umidità, nel cambiamento delle medie delle precipitazioni e nel ridimensionamento della superficie dell’Artico, al ritmo di 600.000 metri quadri ogni dieci anni.

«Vi è una possibilità sempre più remota che gli scettici abbiano ragione. Ovvero meno del 5% di chance che i fattori naturali siano responsabili dei cambiamenti climatici contro il 95% che la colpa sia dei fattori umani», sostiene lo studio pubblicato sulla rivista “Wiley Interdisciplinary Reviews: Climate Change”. Del resto, afferma la ricerca, lo stesso Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change) ha fatto marcia indietro e sulla base del riesame di un centinaio di studi ha affermato che le emissioni di origine umana stanno avendo un impatto importante fin nelle zone più remote del pianeta.

Una sola parte del nuovo studio ammette un punto a favore degli scettici: al momento non vi sono spiegazioni scientifiche sufficienti per attribuire all’azione dell’uomo le modifiche nell’attività degli uragani. Insomma, chi non crede al global warming può continuare a dire che Katrina e colleghi di disastri in giro per il mondo non hanno niente a che vedere con quanto l’uomo ha fatto negli ultimi decenni.

Le econotizie: rane in pericolo, pesticida ne "tramuta" il sesso

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Scatta l'allarme per le rane: l'atrazina, uno dei pesticidi più usati al mondo, devasta la vita sessuale degli esemplari maschi adulti, evirandone tre quarti e trasformandone una su 10 in femmina. A dirlo è uno studio dei biologi dell'Università californiana di Berkley.

L'analisi, pubblicato sul Journal of experimental biology, ha evidenziato ancora una volta come l'atrazina sia la probabile causa del declino degli anfibi sulla Terra: nuovi studi hanno dimostrato che il 75% delle rane, che sono chimicamente castrate, sono morte a causa della loro inabilità di riprodursi in natura e il 10%, che si è trasformato in femmina, riesce a dare alla luce solo figli maschi. Comportamento questo che comporta uno squilibrio tra i sessi tale, che può provocare la scomparsa totale della specie.

"Queste rane maschio non hanno il testosterone e tutto ciò che esso controlla, incluso lo sperma - ha spiegato il professore di biologia integrativa di Berkely, Tyrone Hayes - in questo modo la loro fertilità è ridotta al 10% solo se isoliamo questi animali e li accoppiamo con femmine. In un ambiente in cui competono con animali non malati invece si riduce a zero la loro possibilità di riproduzione". Nel corso degli anni numerosi studi hanno dimostrato l'alta tossicità che l'atrazina ha sugli animali, per questa ragione infatti ne è stata proibita l'utilizzazione in alcuni Paesi europei, inclusa l'Italia dal 1992.

Nonostante ciò negli Stati Uniti tuttora circa 40.000 tonnellate di erbicida, a base di atrazina, vengono applicate ogni anno per controllare l'insorgenza di erbacce e aumentare i raccolti di grano. I ricercatori lanciano ancora una volta l'allarme, sottolineando che l'uso così esteso ha reso questo comune erbicida il contaminante principale di terreni e bacini idrici, interferendo anche nella produzione degli ormoni endocrini, come estrogeni e testosterone di pesci, anfibi, rettili, uccelli e roditori.

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