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Le econotizie: l'iceberg che minaccia il clima

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News rubriche - Le Econotizie

( 0 Votes ) Nel 2007, quando dal mastodontico ghiacciaio di Pine Island, nell’Antartide occidentale, si staccò un iceberg grande quanto Singapore gli scienziati lanciarono l’Sos: difficile, nelle condizioni attuali, immaginare d’avere ancora a lungo un Polo Sud così come lo si studia sui manuali di geografia. Due anni dopo la rivista americana «Geophysical Research Letters» avrebbe pubblicato una ricerca britannica secondo cui, alla velocità di scioglimento di 16 metri l’anno, il Pine Island sarebbe scomparso nel giro di un secolo invece dei sei originariamente stimati.

Anche gli scettici più irriducibili non potranno negare che qualcosa si muove: il centro di ricerca australiano «Antarctic Climate and Ecosystems» ha intercettato un nuovo e gigantesco iceberg alla deriva al largo dell’Antartide, alcune migliaia di chilometri a Sud dell’Australia, una montagna immacolata delle dimensioni del Lussemburgo che contiene circa un quinto dell’acqua consumata in un anno in tutto il mondo. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche e di lungo periodo: secondo il glaciologo Neal Young, l’iceberg potrebbe bloccare un’area che «produce» un quarto delle acque più dense e fredde del pianeta, alterando le correnti e generando una serie di inverni particolarmente freddi in tutta l’area dell’Atlantico del Nord.

All’inizio di febbraio il ghiacciaio Mertz, uno dei maggiori censiti, è stato urtato dall’iceberg B9B, 97 chilometri residui d’un blocco ancora più grande staccatosi nel 1987, e si è spezzato, liberando il blocco che ora fluttua nelle acque di «competenza» australiana, minacciando flora e fauna marina.

«È una zona molto favorevole alla crescita delle alghe», spiega alla Bbc il professor Young. Ma non si tratta solo di quel che prospera nelle profondità dell’abisso: «A 2-300 chilometri di distanza da dove è stato avvistato l’iceberg ci sono colonie di pinguini imperatori abituati a dirigersi verso il mare aperto per cercare cibo: se il ghiaccio dovesse intasare le correnti, sarebbero costretti a migrare altrove». Gli esperti temono che lo spostamento di questi enormi blocchi di ghiaccio possa impattare sugli equilibri oceanici, alterando i rapporti di acqua dolce e salmastra e la stessa circolazione dell’ossigeno, fondamentale per qualsiasi forma di vita.

Tutta colpa del surriscaldamento, archetipo dell’irresponsabilità umana secondo alcuni e secondo altri leggenda metropolitana? «Nessun evento di per sé è unicamente collegabile ai cambiamenti climatici, ma è indubbio che il trend dell’aumento delle temperature riguardi anche l’Antartico, specialmente nella zona occidentale», osserva Stefano Caserini, docente di fenomeni d’inquinamento al Politecnico di Milano. I dati «statisticamente significativi» sono tutti lì, nella «Copenhagen Diagnosis», l’aggiornamento del quarto rapporto dell’Ipcc dell’Onu: «La deglaciazione ha motivazioni complesse, ma di certo il surriscaldamento dà un contributo». Dal giorno della collisione il B9B e l’iceberg grande quanto il Lussemburgo si muovono a poca distanza uno dall’altro, vascelli fantasma con a bordo il destino degli oceani e del clima globale.
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